TECNOLOGIE PER LA BONIFICA E DESTINAZIONI DELLE AREE EX AQUILA : SCELTE DA RIPENSARE PDF  | Stampa |  E-mail
Lunedì 09 Novembre 2009 20:16

Il nuovo megacentro commerciale "Valle delle Noghere", che ha recentemente ricevuto l'approvazione del Consiglio Comunale di Muggia, merita una riflessione sul perché di quella -e altre - scelte nelle aree Ex Aquila. Per una migliore comprensione è opportuno un breve riassunto dei fatti . 

Per 50 anni la raffineria Aquila è stata fonte di lavoro ben retribuito per centinaia di lavoratori della nostra Provincia. Come sempre accade con questo tipo di industrie, il rovescio della medaglia è stato

il grave inquinamento delle aree ,prevalentemente da idrocarburi e da metalli pesanti. A causa dell'inquinamento l’area è stata definita di interesse nazionale - S.I.N. è l'acronimo di Sito di Interesse Nazionale - dal Decreto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio n. 468 del 2001,  , ed è soggetto a procedure particolari per il riutilizzo delle aree che, per essere riconsegnate alla collettività, devono prima essere bonificate.  In uno Stato efficiente e finanziariamente solido il S.I.N. rappresenterebbe una importantissima garanzia per il corretto recupero ambientale e soprattutto per la tutela della salute della nostra comunità. In uno Stato inefficiente e indebitato come il nostro avviene che le garanzie - quelle che ci dovrebbero tutelare - vengano interpretate come lacci burocratici che altra burocrazia cercherà di aggirare, e che le ingenti risorse necessarie vengono e verranno promesse e ripromesse, stanziate e stornate un numero infinito di volte.
Le Amministrazioni coinvolte nella gestione del nostro S.I.N. hanno già dato ampia dimostrazione del loro stato di efficienza: Stato e Regione in 5 anni, incapaci di inserire clausole contrattuali durature, ma soprattutto incapaci di definire chi deve pagare la bonifica, hanno per questa ragione già riscritto più volte il relativo Accordo di Programma  .  Regione FVG, Provincia di Trieste, Ente Porto, EZIT, Comune di Muggia sottoscrittori dell'Accordo per il recupero dell'’area ex Aquila, hanno istituito una Commissione di Vigilanza, costituita dai rappresentanti di detti enti, delegata alla sorveglianza  trimestrale dello stato di avanzamento dei  lavori di bonifica: dal 2004, anno di sottoscrizione degli accordi, la Commissione non si è mai riunita.  Ciò significa che i lavori non li sorveglia nessuno!!! Siamo in mano alla serietà professionale di chi esegue i lavori che, per nostra fortuna, finora si è dimostrata all’altezza.
I lavori di recupero sono a carico della società che, acquistando l'area, se ne è assunta l'onere: è la Teseco s.p.a., una società che ha il suo core business nelle bonifiche e nell’ingegneria ambientale.
Per brevemente illustrare l'intervento lasciamo parlare la stessa Teseco  :"Il progetto  si impernia sulla riqualificazione  urbanistica dell’area, nel rispetto della vocazione naturale delle diverse zone delle quali essa si compone e secondo criteri di  compatibilità territoriale,garantendo contemporaneamente la messa in sicurezza e la bonifica dei terreni attraverso le più moderne tecnologie disponibili.
L’innovazione del progetto, dice sempre Teseco, risiede nella scelta di TESECO di finanziare interamente l’operazione di bonifica, per un investimento di oltre 50 milioni di Euro, ponendosi come interlocutore unico per l’intera operazione di trasformazione territoriale. In questo modo TESECO è entrata direttamente in tutta la complessa gestione degli accordi e delle relazioni strategiche necessarie per attuare correttamente il progetto, in linea con l’Accordo di programma e il Piano intraregionale di sviluppo, fornendo, inoltre, una maggior garanzia sulla qualità e sui tempi di realizzazione della bonifica.
L’attività di riqualificazione del sito prevede la messa in sicurezza e la bonifica delle aree della ex Raffineria ai sensi del D.M. 25 Ottobre 1999 n. 471“Regolamento recante criteri,procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati”, in funzione della destinazione d’utilizzo delle aree stesse.
 La contaminazione riscontrata è dovuta, in prevalenza, alla presenza di idrocarburi e di metalli pesanti, e su queste tipologie di inquinanti saranno incentrati i lavori di bonifica con la previsione di impiego delle seguenti tecnologie di intervento:
• recupero della eventuale fase libera (prodotto surnatante);
• escavazione e smaltimento in discarica del terreno fortemente contaminato, previa vagliatura a umido con recupero in sito delle frazioni granulometriche più grossolane;
• trattamento di Soil Washing del terreno ad alta contaminazione;
• trattamento del terreno a media contaminazione con Biopile e Landfarming intensivo;
• interventi localizzati sull’acqua di falda (p.e. pump&treat);
• interventi localizzati sul terreno saturo (p.e. Air Sparging).

Riassumendo : l'area ex Aquila è in buona parte di proprietà della Teseco spa; la Teseco la deve bonificare (è la sua specializzazione) e poi rivendere. Ai fini di avviare il processo di bonifica -così arriviamo ai giorni nostri e al perché del nuovo megacentro commerciale "Valle delle Noghere"- nell'Accordo di Programma collegato all'acquisto dell'area da parte di Teseco si è garantita la cessione di 250.000 mq  alle Cooperative Nord Est. Si può dire che l'ennesimo centro commerciale è il prezzo che dobbiamo pagare per vedere bonificate le aree inquinate. E' un prezzo accettabile? Due ragioni ci spingono ad una risposta affermativa:  1 - senza quell'accordo per anni o decenni le aree (800.000 mq) sarebbero state occupate da impianti e serbatoi dismessi;  2 - l'accordo ha portato nella nostra provincia una società, la Teseco s.p.a., che, nonostante la latitanza e la mancata sorveglianza degli Enti preposti, si è dimostrata solida, ben diretta, e concretamente impegnata al rispetto degli impegni assunti portando a compimento una discreta parte della bonifica.
 Altre ragioni però ci spingono a dire che, fermo restando la necessità della bonifica e la dimostrata adeguatezza tecnica della Teseco, è tempo di ripensare ai contenuti degli accordi intercorsi tra le nostre amministrazioni e la stessa Teseco, almeno in ordine a due questioni: a - la destinazione delle aree; b - le tecnologie di bonifica .
Destinazione delle aree. Dal solo punto di vista della serietà è stato un bene che il Comune di Muggia abbia portato a compimento l'iter amministrativo necessario alla realizzazione del centro commerciale. Ma oggi, rispettati i patti, è tempo di lavorare per il superamento di una scelta sbagliata (80.000 mq di superficie commerciale, 200 negozi) restituendo il dovuto valore al nostro Territorio: ne abbiamo uno solo, e ristretto per giunta, e non può essere consumato in una maniera simile.
Le tecnologie di bonifica. Fino ad oggi il lavoro della Teseco è stato il seguente. Per quanto riguarda gli impianti ha eseguito la demolizione dei serbatoi. Per la falda acquifera in zona Val di Noghere ha proceduto al trattamento delle acque Per i terreni da bonificare ha scelto l'asporto e il trattamento non in luogo, anche a causa della mancata conclusione dell’iter autorizzativo dell’impianto di trattamento dei terreni .L’aver trattato altrove i terreni può aver ingenerato l’equivoco di un modesto impatto ambientale della bonifica. Non è così, semplicemente fin'ora non si è bonificato. L’ impianto che Teseco intende utilizzare per bonificare i terreni - non solo quelli di proprietà ma tutti i terreni  del S.I.N. compreso il fondale marino - è denominato  “Piattaforma polifunzionale trattamento e recupero rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi”, e non è, a nostro avviso, poco impattante . Abbiamo avuto modo di analizzare  gli atti di progetto e di descrizione delle attività della piattaforma e non possiamo nascondere alcune preoccupazioni. La prima è relativa agli odori che l'impianto, che sarà ubicato a soli 250 mt. dal centro di Aquilinia, potrà causare. Il camino previsto sarà a questo scopo dotato di un biofiltro , che dovrà però funzionare perfettamente 24 ore al giorno 365 giorni all'anno. La seconda preoccupazione , molto più grande, è la questione delle polveri. La movimentazione ed il trattamento dei terreni altamente inquinati da bonificare daranno luogo a polveri ed emissioni che, proprio per la natura del materiale trattato, non possono che essere altrettanto pericolose. Verrà reimmesso in atmosfera quanto sedimentato nel corso di decenni . Una importante frazione di queste sostanze, il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo (nanopolveri), se non degradato dal trattamento, non potrò essere   intercettato non esistendo alcun tipo di filtro industriale capace di bloccarlo. Dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza,  poiché la quantità di questo particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria sarà pulita. Ancora malauguratamente, tuttavia, l’organismo non si cura delle leggi e le patologie da polveri sottili , un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento. Tra queste, le malformazioni fetali e i tumori infantili.
Il rischio di mettere in moto, applicando le tecnologie previste alla bonifica dei suoli inquinati, un ulteriore ciclo inquinante, deve essere valutato.
Nuovi studi,  promossi a livello comunitario e nazionale, sembrano confermare l'ipotesi della grande pericolosità del particolato inorganico.
Abbiamo formalmente comunicato questa nostra preoccupazione, esattamente il 10 Novembre 2008, un anno fa, al Sindaco Nerio Nesladek e al Consigliere regionale Sergio Lupieri, entrambi medici, credendo necessario, per il “principio di precauzione” che i medici dovrebbero conoscere benissimo, verificare con attenzione l'ipotesi in questione, pur in assenza di una normativa specifica. Ovviamente non abbiamo ricevuto alcuna risposta.
Ciò non significa che non ci sia nulla da fare.
La legge attuale non è dalla parte della salute dei cittadini perché è gravemente lacunosa. Ma la legge sull'asbesto ci ha messo cento anni per essere approvata e il picco delle morti per cancro da amianto non è ancora arrivato.
Dobbiamo perciò precedere la legge. Le strade, a nostro avviso, sono tre.
La prima consiste in una collaborazione preventiva con la Teseco. Che significa monitorare un impianto analogo per verificare, mediante analisi, quali sono le emissioni provocate dall'impianto, e adottare, se necessario,  ulteriori misure di precauzione (modifiche impiantistiche, ecc.). Circa sei mesi fa abbiamo incontrato la Teseco e comunicato loro la natura delle nostre preoccupazioni e chiesto il monitoraggio delle emissioni del loro impianto di Pisa. Siamo stati ascoltati con attenzione, attendiamo fiduciosi di sapere se e cosa verrà posto in essere.
La seconda consiste, nel malaugurato caso che l'impianto previsto non possa garantire un livello di emissioni accettabile e non pericoloso, di pensare ad altri tipi di trattamento dei terreni.
La terza via è quella dell'informazione e del coinvolgimento dell'opinione pubblica. 
Ed è quello che stiamo facendo.

 

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