Da inedificabile a edificabile con 150.000 euro PDF  | Stampa |  E-mail
Martedì 09 Marzo 2010 18:36

 Centocinquantamila euro: con questo obolo, definito interesse pubblico, il Comune di Muggia intende sanare l’insanabile e trasformare un lotto inedificabile in edificabile. La vicenda è nota e riguarda il complesso residenziale denominato Costa Alta. Noi ne abbiamo scritto su questo blog esattamente un anno fa, dopo che le nostre lettere all’Amministrazione comunale – inviate nel Settembre e Novembre 2008 – erano rimaste (come sempre) senza risposta. La sintesi della questione è semplice: il Comune di Muggia aveva rilasciato una concessione edilizia in una zona che il piano idrogeologico del nostro Comune definisce inedificabile . Chiunque conosca l’ubicazione di quegli edifici capisce immediatamente perché non si poteva né doveva edificare in quel lotto. Una scarpata franosa con

gli strati del terreno pericolosamente (e significativamente) inclinati verso valle. Chi volesse approfondire il tortuoso iter seguito dalla pratica può farlo leggendo il nostro precedente post. La nostra denuncia evidentemente colse nel segno visto che proprio nello stesso periodo all’interno del Comune di Muggia si diede inizio(lo si evince dalla delibera) ad un lungo iter amministrativo per cercare una soluzione. Risolvere che cosa? Beh, noi mettevamo in dubbio che la concessione edilizia avesse potuto essere rilasciata. Mettevamo in conto il fatto che il Comune non avrebbe fatto nulla. Ma li aspettavamo al varco: a lavori finiti (come sono ora) il Comune è tenuto al rilascio dell'’abitabilità. E come può essere rilasciata abitabilità su una costruzione la cui concessione edilizia non doveva essere rilasciata? Nell’Italia delle frane di questi anni vogliamo inserire il nostro Comune tra quelli che hanno concesso di costruire laddove mai si sarebbe dovuto farlo come nel martoriato Sud? Pare proprio di sì, e con un’operazione che denomineremo “peso el tacon chel buso” Venerdì 5 Marzo 2010 il nostro Consiglio Comunale ha votato una specie di sanatoria. Una parte della deliberazione è positiva, in quanto finalmente si ammette e conferma l’illeggittimità dell’atto concessorio, che si definisce revocabile ai sensi di legge. Ma il Comune non fa la scelta di annullare l’atto, e invece di applicare l’art.21 octies della L.241/90(indicato dal Comune stesso), sceglie di applicare l'articolo successivo . E' l’art.21 nonies il cui comma 2. recita così : “E' fatta salva la possibilità di convalida del provvedimento annullabile, sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole.” Cioè il Comune ci dice: l’atto era da annullare ma la legge ci consente, se c’è l’interesse pubblico, di convalidarlo. E qual è, secondo il nostro Comune, l’interesse pubblico? La deliberazione lo dice chiaramente: i 150.000 euro in opere aggiuntive(o denaro) che una nuova convenzione, facente parte della delibera stessa, il costruttore si impegna a pagare. Secondo il nostro Comune l’interesse pubblico, in una costruzione edificata in una zona idrogeologicamente instabile, non risiede nella salvaguardia della sicurezza dei propri cittadini, che dovrebbe obbligatoriamente passare almeno attraverso un parere idrogeologico, ma nel pagamento di un surplus di oneri. Povera Italia. Non vorremmo comunque essere nei panni di chi ha approvato una sanatoria del genere e soprattutto di chi firmerà quella abitabilità: da non dormire ogni volta che pioverà per due giorni di seguito!

 

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