Parenzana. Continua l'insopportabile provocazione slovena PDF  | Stampa |  E-mail
Sabato 28 Agosto 2010 19:06

E' la sindrome dei “primi della classe”. E' più forte di loro.
Già al tempo della Jugoslavia la Slovenia era, a sentirli, la Repubblica più efficiente.
E figurarsi ora, da indipendenti. Ci provocano da dieci anni.
E precisamente dal 6 Ottobre del 2000, quando i Sindaci di trenta Comuni dell'Istria Croata, Slovena, Italiana e del F.V.G. firmarono un accordo per il recupero del vecchio tracciato della Parenzana per farne “la strada della salute e dell'amicizia”. Da quel giorno non hanno mai smesso di cercare di umiliarci. Prima hanno

fatto i progetti , poi ogni anno (ma proprio OGNI ANNO) metro dopo metro, chilometro dopo chilometro, e un ponte, una galleria, un sottopasso, qualche punto di sosta e ristoro, addirittura un museo, si sono messi di impegno per realizzare gli impegni sottoscritti. E niente li ha fermati. Come è accaduto con la nuova autostrada Capodistria Lubiana : ne hanno fatto un'occasione di impulso. Dove l'autostrada ha tagliato trasversalmente il percorso della ferrovia hanno realizzato un sovrappasso ciclopedonale sopra le 4 corsie autostradali, e due sottopassi di cui uno sotto il livello del mare. Fregandosene del disagio provocato a ciclisti e pedoni, i quali non facevano in tempo a memorizzare un nuovo tratto che già questi ne preparavano un altro, hanno tirato dritto. Quest'anno infine, recuperati praticamente tutti i 48 km di Parenzana in territorio sloveno – dal confine di italo sloveno di Skofie/Rabuiese al confine sloveno croato sulla Dragogna si esce dalla ciclabile solo per un paio di attraversamenti stradali – è arrivata , sul lungomare tra Capodistria e Semedella l'ultima, insopportabile, sanguinosa, provocazione: una rotonda per soli ciclisti. E noi che, di fronte a questo susseguirsi di realizzazioni, pensiamo spesso ai nostri Comuni firmatari (Trieste, Muggia, S. Dorligo della Valle, Duino Aurisina) , ai nostri Amministratori e funzionari, abbiamo deciso, per non dimenticare, di dare un nome alla rotonda : “Rotonda Sindaco de Muja”. Così, per ricordare che nell'anno di grazia 2010 , a dieci anni dalla firma dell'accordo, di fronte al 100% di sede ferroviaria recuperata dagli sloveni, brilla lo 0% (zero percento) dei 13 Km italiani. Per ricordare che , mentre gli sloveni hanno utilizzato la nuova autostrada per arricchire e abbellire il percorso ciclabile, noi in Val di Noghere non solo non abbiamo realizzato un metro d ciclabile (ed era la grande occasione), ma con la superstrada abbiamo tagliato una statale (che ora finisce nel nulla) e isolato definitivamente la località di Rabuiese. Per ricordare che la Provincia di Trieste ha eseguito in questo periodo (sempre in collegamento con la nuova superstrada) la manutenzione della provinciale di Farnei , non trovando mai spazio per finanziare anche le opere accessorie (in questo caso ciclabile, rotonda sull'Ospo e nuovo ponte sull'Ospo), forse perché i nostri metri di autostrada costano il triplo della Spagna, il doppio della Francia e dell'Austria. Per ricordare, e ringraziare . Accomuniamo Regione, Provincia, Comuni, amministratori, funzionari e uffici in questo sentimento di riconoscenza. Che è particolarmente acuto perché la Parenzana , essendo transnazionale, ci offre un punto esatto di confronto. Il luogo dove le nostre amministrazioni pubbliche hanno opposto la loro strenua resistenza, senza arretrare di un metro, è un simbolo. Ci sbatti contro. Di colpo. Un muro di vegetazione esattamente sulla linea di confine: di là ( in Slovenia) 48 km di ciclabile. Di qua (in Italia) zero metri, nessun progetto (anzi progetti inqualificabili) nessun impulso a realizzare alcunché. Gli sloveni sono proprio insopportabili. Se li lasciassimo fare – l'espansionismo slavo, direbbe l'on. Menia, è sempre in agguato – recupererebbero anche il tratto italiano da Rabuiese a Trieste /Campo Marzio. Per fortuna c'è il confine.

 

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