Gomorra è qui: organizziamoci in class action contro gli amministratori di Trieste e Muggia PDF  | Stampa |  E-mail
Lunedì 29 Novembre 2010 00:07
 

I protagonisti della Gomorra nostrana si chiamano Di Piazza, Rovis, Nesladek, Paniccia e Pillon. Sono i Sindaci e gli assessori al servizio rifiuti dei comuni di Trieste e Muggia e il Presidente e l’amministratore delegato della municipalizzata triestina Acegas APS. I rifiuti, lo sapete bene, sono l’affare del secolo. Che tipo di affare? Dipende da chi ci mette mano. Perché i rifiuti hanno una particolarità: più i cittadini sono disorganizzati peggio funziona il servizio, e più guadagnano i gestori. Servizi inefficienti sono una dannazione per la gente e una manna dal cielo per chi deve raccogliere e trattare i rifiuti. Quello che vediamo in questi giorni a Napoli lo spiega molto bene. Strade piene di sacchi di immondizia, miasmi, inquinamento, malattie, e finanziamenti come piovesse , probabilmente a favore degli stessi che provocano il disastro. Che non sono i cittadini napoletani . Così, dove operano buoni amministratori e gestori efficienti sono le comunità a trarre dalla gestione  benefici economici (tariffe più basse), occupazionali ( la R.D. richiede molta manodopera) e un ambiente salvaguardato. Dove operano cattivi amministratori e gestori inefficienti i conti li pagano i cittadini con tariffe più alte, bassa occupazione e danni all’ambiente e alla salute. E sono i numeri, attuali e probabilmente futuri, a inchiodare i nostri protagonisti.

Trieste vanta la più bassa percentuale di raccolta differenziata di tutto il Centro Nord d’Italia (i peggiori di 14 Regioni, 40 milioni di abitanti), assieme alla seconda tariffa più alta d’Italia. Muggia si discosta di poco. E per l’immediato futuro gli amministratori delle due città hanno posto le basi perché questo triste primato sia mantenuto.
Come mai avviene tutto ciò in una provincia dal passato austro ungarico che crede di assomigliarvi ancora ? Pochi numeri lo spiegano bene. In Provincia di Trieste siamo in 220.000. Con 540 Kg/anno di produzione di rifiuti procapite, produciamo circa 120.000 ton per anno. Se raggiungessimo il 65% di raccolta differenziata prevista per legge, il rifiuto residuo ammonterebbe a “sole” 42.000 tonnellate. E questo è l’incubo dell'’Acegas . Le tre linee dell’inceneritore  possono trattare 600 ton al giorno, 220.000 ton per anno. Per ogni tonnellata portata all’inceneritore Acegas riceve 140 Euro da chi la conferisce e poi generosi contributi statali sull’energia prodotta. Ma non è tutto. Sotto le 150.000 ton all’anno l’inceneritore, nonostante le tariffe e questi contributi, non da risultati economici positivi.
Così i dirigenti Acegas operano da anni innanzitutto per “garantirsi” l'approvigionamento della materia prima, i nostri rifiuti. Come lo fanno :   raggiungendo irrisorie percentuali di raccolta differenziata ( solo il 20% all’anno di R.D. nelle austro-ungariche province triestine), bruciando con le scuse più varie persino quello che differenziamo , impedendo la creazione in Provincia di un impianto di trattamento dell'’umido.  E, ovviamente, acquisendo il consenso di chi ci  amministra e chi ci informa. Il Sistema Acegas funziona infatti solo se c’è la complicità degli uni e il silenzio degli altri, perché la filosofia aziendale ricorda quella della famigerata clinica degli orrori Santa Rita. Nella clinica i chirurghi operavano pazienti che non ne avevano bisogno solo per incassare i rimborsi della Azienda Sanitaria. In Acegas i dirigenti si oppongono, bloccano, rinviano, non organizzano una seria raccolta differenziata affinché l’azienda continui ad  incassare tariffe e  incentivi dell’incenerimento. L’azione di lobby della municipalizzata si è premurata di influenzare  passato e presente non tenendo nella dovuta considerazione gli interessi di noi cittadini, se non anche disattendendo le indicazioni di legge. Anche per il futuro le cose non sono organizzate per cambiare alcunché.
Nel nuovo piano regionale dei rifiuti non c’è traccia di un impianto di trattamento dell'umido in loco, e l’inceneritore di via Errera diviene polo regionale di “incenerimento” (hai visto mai che aumentiamo la differenziata). Ma sopratutto, come abbiamo detto, gli amministratori di Trieste e Muggia continuano generosamente a soccorrere la municipalizzata. Vediamo come.
Il nuovo piano rifiuti di Trieste conferma il sistema attuale, quello del 20%,  mascherandone l’inefficienza con qualche cassonetto in più e con ridicole sanzioni che hanno lo scopo di colpevolizzare i cittadini anziché questi inetti amministratori. L’ineffabile assessore Rovis ha dichiarato che la frazione organica -  il residuo dei cibi, è quella che va in putrefazione, è la più inquinante oltre che la più consistente essendo il 30-35% del totale – non si differenzierà perché non c’è l’impianto di trattamento in Provincia (appunto) e perché “brucia bene”. A parte l’assurdità di tale affermazione – Rovis è l’unico al mondo a teorizzare che l’acqua sporca brucia bene – la conseguenza è la certezza che la raccolta differenziata a Trieste resterà a livelli infimi (nessuno in Italia raggiunge nemmeno il 45% senza differenziare l'umido) e che , lo impone la legge, a tutti gli utenti verrà applicata una sopratassa del 20%, così da diventare primi assoluti, il servizio rifiuti più caro d’Italia.
A Muggia altra musica, stesso risultato. Da Aprile di quest’anno é in vigore un nuovo contratto. La differenziazione della frazione organica è prevista, anche se ovviamente non è iniziata né si sa quando inizierà. Il trucco qui è un altro. Il contratto prevede che tutti i costi della raccolta  e dello smaltimento delle varie frazioni sono a completo carico del gestore (l’Italspurghi), e che gli eventuali premi conferiti dai consorzi di filiera vadano al Comune. Il gestore non ha invece oneri per la quantità residua portata all’incenerimento che, unico, rimane a totale carico del Comune. Geniale. Se l’Italspurghi conferisce un camion di 20 Ton di frazione organica all’impianto di trattamento (che è fuori provincia) è la stessa Italspurghi a sostenerne il costo quantificabile in circa 2200/2400 Euro. Se il camion di 20 ton va all’incenerimento è il Comune di Muggia a sostenere il costo di smaltimento, circa 2800 Euro. Qualcuno obietterà che la frazione organica non può andare all’incenerimento. E chi lo dice. Intanto sappiamo per bocca di Rovis che questa frazione brucia bene (sic). E, soprattutto, sappiamo che la classificazione del carico è di esclusiva competenza del gestore. Il gestore, avendo tutto da perdere a differenziare, ogni qualvolta se ne presenterà l’occasione classificherà  il carico come “indifferenziato” e porterà il tutto all’incenerimento in via Errera. La classificazione non veritiera è, credeteci, un giochetto da ragazzi, ed è il motore di tutte le attività illecite evidenziate da Gomorra. Sta già succedendo. Da Aprile ad oggi la differenziata non è aumentata, ci sono anzi numeri negativi. Abbiamo raccolto la testimonianza di gestori di esercizi commerciali (salassati proprio in questi giorni dalla nuova tassa) che prima erano assistiti da un operatore che provvedeva a controllare come avevano differenziato, eventualmente spostavano da un cassonetto ad un altro il rifiuto, fornivano i sacchetti, ecc.; e che oggi, pur pagando il servizio quasi il doppio, non hanno più alcuna assistenza e vedono operatori indifferenti (appunto) a come si è differenziato. 
Dobbiamo dire basta a questa pestilenza. E la legge , una volta tanto, è dalla nostra parte e ce ne da la possibilità. Dal 1 Gennaio di quest’anno è possibile l’azione collettiva, quella che nel mondo anglosassone è definita, class action, anche nei confronti delle amministrazioni pubbliche. Così recita il comma 1 dell'’art.1 del D.L. 198/2009 :" Al fine di ripristinare il corretto svolgimento della funzione o la corretta erogazione di un servizio, i titolari di interessi giuridicamente rilevanti ed omogenei per una pluralità di utenti e consumatori possono agire in giudizio, con le modalità stabilite nel presente decreto, nei confronti delle amministrazioni pubbliche e dei concessionari di servizi pubblici, se derivi una lesione diretta, concreta ed attuale dei propri interessi.....dalla violazione degli obblighi contenuti nelle carte di servizi ovvero dalla violazione di standard qualitativi ed economici stabiliti." Noi intraprenderemo questa strada  nel confronto dei Comuni di Trieste e Muggia perché, a fronte dell’obbligo di raggiungere il 65% di R.D. entro il 31/12/2012 non hanno posto in essere le azioni amministrative necessarie a raggiungere detti standard qualitativi. L’intimazione, secondo quanto previsto dal comma 5 dell'’art.1 di cui sopra, intendiamo proporla entro 30 giorni. Chi volesse condividere con noi l’azione intesa a modificare radicalmente i comportamenti dei servizi asporto rifiuti dei due comuni e partecipare individualmente o in maniera associata è il benvenuto. Ce lo segnali inviandoci una mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

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