Cronaca della Festa della Decrescita Felice PDF  | Stampa |  E-mail
Mercoledì 16 Marzo 2011 01:06

Cronaca dei momenti più significativi della Festa della Decrescita.
Giovedì 10 Marzo, pomeriggio.Di fronte a lui l’Aula Magna del liceo Galilei, straripante di gente, tantissimi i giovani. Alle sue spalle, proiettato sulla parete di fondo, il cerchio magico delle sue 8 Erre . Al centro del cerchio un’altra erre, l’iniziale di una parola inequivocabile : Resistere!  Il vate della decrescita felice, il settantunenne professore emerito di scienze economiche dell'’Università di Paris-Sud Serge Latouche, visibilmente contento, ribadisce che

l’umanità è  al fondo di un vicolo cieco.
“I dati fisici,geologici e biologici,  dice, impediscono di proseguire sulla strada della crescita, data la finitezza del pianeta. E tutto ci è noto fin dal 1972 , dal rapporto del Club di Roma, che concludeva la propria analisi sullo stato del pianeta con l’ammonimento (inascoltato) “il proseguimento indefinito della crescita è incompatibile con i fondamentali del pianeta.
Il sistema costruisce le strutture della catastrofe mediante quelli che sono i  tre pilastri del sistema consumistico la pubblicità, che crea instancabilmente il desiderio, il credito, che fornisce i mezzi per consumare anche a chi non ha denaro, e l'obsolescenza programmata che assicura il rinnovamento della domanda.
Se fosse vero, prosegue, che la crescita produce meccanicamente il benessere , oggi tutti noi vivremmo in un paradiso. E invece quello che ci aspetta è l'inferno, perchè questa crescita vertiginosa si basa essenzialmente sul prelievo dalle fonti energetiche fossili e le risorse non rinnovabili, sui rifiuti e l'inquinamento: è in sostanza una crescita di distruzione del nostro ecosistema. La catastrofe che ci minaccia riecheggia la fatalità della tragedia, è la punizione della hybris dell'’eroe, cioè della sua dismisura.
Per rappresentare la rottura che richiede la realizzazione di una società liberata dall'ossessione della crescita , noi, movimento della Decrescita Felice, abbiamo proposto “un circolo virtuoso” di sobrietà e di libera scelta costituito dalle 8 R, scelte perchè possano avviare una dinamica di decrescita serena , conviviale e sostenibile: sono obiettivi che delineano un'utopia”. Un’utopia concreta.
Sabato 12 Marzo, ore 9.30 del mattino, Università di Trieste. Di nuovo una sala stracolma: le 46 (dico quarantasei!)associazioni che hanno aderito e organizzato la Festa sono tutte qui. E vi rimarranno fino alle 19.30, più di dieci ore, per partecipare attivamente con proprie proposte agli otto laboratori delle 8R : Rivalutare, Ricontestalizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare. I lavori vengono aperti da Francesco Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo. “Abbiamo un grande bisogno di mettersi in rete – dice Gesualdi - uscire dal deserto e dal sommerso. Proseguire spediti e uniti, a cominciare dal referendum sull'acqua. Le motivazioni sul perchè dobbiamo agire sono state illustrate da Serge Latouchè. Ma la domanda  è cosa possiamo fare in concreto? La nostra azione deve svilupparsi nei confronti di due dimensioni : la prima è quella personale , la seconda è quella sociale, di sistema.
La dimensione personale è innanzitutto quella della sobrietà – prosegue applauditissimo - ovvero del ritrovare il senso della misura , liberandosi dell'’inutile e del superfluo (di fronte a un possibile acquisto domandarsi sempre ne ho davvero bisogno?), da percorrere non da soli ma assieme agli altri. E’ quella di un'impronta ecologica sostenibile, perseguendo l’opzione rifiuti zero, del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile (piedi e bicicletta). E’ quella della condivisione dei beni: la sobrietà non solo è possibile , ma piacevole e anche conveniente. Aumenta la qualità della vita. Recuperiamo – dice Gesualdi – l’armonia, e non usiamo più la parola benessere ma ben-vivere: vivere diversamente per vivere meglio. Per quanto riguarda la dimensione sociale, o di sistema, non dobbiamo nasconderci che abbiamo contro praticamente tutti, a cominciare dai sindacati e dai partiti di sinistra. Dicono tutti crescere o tagliare i servizi, ma dobbiamo far loro capire che è possibile coniugare la riduzione con la piena occupazione. Per far questo è necessario rivedere il concetto di lavoro, estendendo le sicurezze a tutti. Bisogna rivalutare il fai da te, l’economia di vicinato, le banche del tempo, il lavoro comunitario (cosa succederebbe a Trieste se 30.000 persone mettessero a disposizione 4 ore alla settimana?). Non possiamo più improvvisare  – conclude Gesualdi – dobbiamo continuare a sviluppare il nostro progetto.
E su questa indicazione, la definizione di progetti, le cosiddette “buone pratiche”,  inizia al giornata di lavoro. Quanto elaborato dagli appassionati partecipanti -confortati, una volta tanto, dall’essere in compagnia di tanti che condividono l’idea di sobrietà – viene illustrato, in estrema sintesi, al termine della giornata. Ma noi ne parleremo diffusamente non appena i documenti finali saranno a disposizione. La cronaca, solo quella, finisce qui.

 

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