SS. Giovanni e Paolo Immobiliare S.p.A. - terza parte PDF  | Stampa |  E-mail
Martedì 24 Aprile 2012 15:10

Nel resoconto precedente ci siamo permessi di formulare alcune domande alla Curia sulla svendita dell'area dell'ex C.G.I. Non ci aspettavamo (ovviamente) alcuna risposta. Abbiamo però sperato, confessiamo, che alla comunità, colpita da questa quantomeno incauta decisione, giungessero delle scuse, per le conseguenze che dovrà sopportare e risolvere. Chi ha così palesemente sbagliato la propria valutazione vendendo per 250.000 euro un bene rivenduto dai compratori solo 7 mesi dopo per quasi 3.000.000 di euro ha contratto un debito con la nostra comunità. Ma c'è stato solo silenzio. E allora non resta che continuare a raccontare. In linea con i protagonisti, in questo terzo capitolo ci son cose persino peggiori delle prime due puntate.
I fortunati destinatari del cadeau confezionato dalla Parrocchia SS Giovanni e Paolo di Muggia assieme alla Curia vescovile triestina, i signori Michele Genna e Claudio Ciofi, ci mettono una manciata di mesi a

rivendere quello che la Parrocchia non riusciva proprio a piazzare. E il 28 Luglio 2006 firmano un preliminare di vendita al prezzo di 3.150.000 Euro. E' il colpo della vita. Per alcuni giorni non dormono in un delirio di contentezza. Quando si riprendono affrontano, a modo loro, il problema che li separa dalla ricchezza. Il preliminare infatti ha una clausola rescissoria, il rilascio della concessione edilizia entro il 31/12/2007, e un'ulteriore condizione. L'immobile ed i terreni saranno ceduti al momento del rogito notarile “liberi di cose e persone”. Per l'immobile non c'è problema: sono loro i gestori attraverso la Mujamar s.n.c. della pizzeria/bar. Ma ci sono i due campi da tennis gestiti dal Tennis Muggia. Con quasi 3 milioni di euro di utile in arrivo dall'operazione qualsiasi persona normale avrebbe aperto una trattativa e concluso rapidamente un accordo con il Tennis. Ma nulla è normale in questa vicenda, e viene seguita un'altra strada, quella dello sfratto. Innanzitutto vengono creati i presupposti per poter sfrattare il Tennis Muggia. Il sistema ideato fa comprendere anche ai più restii con chi abbiamo a che fare. Il contratto di affitto dei gestori verso la proprietà (prima la Parrocchia, ora Genna e Ciofi) è unico, ed è intestato alla società che gestisce il bar, la Mujamar s.n.c.. Il Tennis è un sub-affittuario della Mujamar. E cosa succede? Fate bene attenzione. La Mujamar, intestataria del contratto di affitto, viene ceduta da Ciofi ad un terzo. Il nuovo proprietario della Mujamar, Leonardo Angelica, riceve gli affitti versati in assegno dal Tennis Muggia, qualcuno incassa gli assegni, ma lo stesso Angelica non paga l'affitto ai proprietari. Si scoprirà poi (sarà lo stesso Angelica a dichiararlo alla polizia giudiziaria) che l'accordo tra Angelica e Ciofi prevedeva proprio che la Mujamar omettesse di pagare l'affitto ai proprietari Ciofi e Genna, creando le condizioni per sfrattare la Mujamar e, come prevede il codice civile, anche l'incolpevole sub affittuario Tennis Muggia. E così avviene. I proprietari sfrattano la Mujamar, ed anche il sub affittuario Tennis Muggia per morosità. Immediatamente, ottenuto lo sfratto, vengono resi impraticabili i campi picchettandone il fondo. E' fatta! Il Tennis Muggia, unico ostacolo al contratto definitivo, è impacchettato: sfrattato per morosità . Il contratto definitivo di cessione alle Dimore s.r.l. del signor Diego Inama si può stipulare. Poco dopo lo sfratto, il 7/4/2008, al prezzo definitivo di 2.800.056 tutto viene ceduto agli attuali proprietari. Ritorniamo ora indietro di 18 mesi, al giorno dopo che Ciofi e Genna acquistano dalla Parrocchia, perchè c'è anche dell'altro. Dall'avvento di questi proprietari ( Ciofi e il figlio presenti in loco, Genna a tessere i rapporti) la convivenza tra i diversi utilizzatori della struttura e la proprietà diviene difficile. Viene impedito l'uso del parcheggio interno, proibito agli storici frequentatori l'utilizzo della parte a mare, avvengono atti di vandalismo (qualcuno taglia il pallone che copre i campi), furti nello spogliatoio, vengono diffuse voci denigratorie dei dirigenti del Tennis. Insomma un inferno. Il Tennis Muggia però non molla: ha uno sfratto ,i campi sono impraticabili, ma sa di aver pagato, ha capito che lo sfratto è stato confezionato ad arte e fa valere i propri diritti in sede giudiziaria. A condurre la “resistenza” è il presidente. Che, malauguratamente, incappa, proprio in quel periodo, nella più dura esperienza della sua vita, e viene fatto fuori. Come? Così. Genna porta alla Procura della Repubblica del materiale pedopornografico ritrovato, asserisce, dal suo socio in affari Ciofi , in uno scatolone abbandonato sul barbeque della pizzeria/bar Mujamar . Si tratta di un gran numero di foto, in alcune delle quali appare il presidente del tennis in compagnia di ragazzine nude (non ci sono atti sessuali, ma il senso è esplicito). Parte l'indagine, con il clamore della stampa, nei confronti del “pedofilo” presidente del Tennis. Questi, dopo esser passato attraverso l'abisso di un'accusa di pedofilia, ripresa con risalto dalla stampa locale, e nonostante gravi conseguenze di salute per l'intera famiglia, trova il modo di dimostrare, grazie all'impegno della Digos, non solo la propria innocenza, ma anche che i documenti che lo accusano di un reato così infamante sono stati confezionati . Per la Procura della Repubblica, che ha promosso un'azione giudiziaria nei confronti di Genna e Ciofi, potrebbero essere stati i due. Il processo a loro carico è attualmente in corso. Genna è stato sentito proprio pochi giorni fa, il 27 Marzo. Le sue dichiarazioni, che riprenderemo più ampiamente nella prossima parte, sono imbarazzanti : ha affermato, tra l'altro, che “solo la sua presenza fra i compratori ha fatto sì che la parrocchia vendesse, perchè per Parrocchia e Curia la sua era una presenza di “garanzia”.” Purtroppo non c'è da dubitare della veridicità di questa affermazione. Ancor oggi, nonostante la gravità morale oltrechè penale dei fatti di cui è accusato dalla Procura, Genna è ben visto e apprezzato in ambiente ecclesiastico. Una congregazione di suore gli affida la gestione dell'Istituto Teresiano Casa di Nazareth di Via dell'Istria. Gestisce (lo dice lui stesso) il Corpo del Salesiano, dove è il centro accoglienza. E la mensa della Caritas . E' un pagatore puntuale , e pecunia non olet .

P.S.

Siamo di fronte a una delle vicende più vergognose , sicuramente la più squallida, mai accadute a Muggia. Il fatto che tutto sia avvenuto nel luogo che più ho amato in vita mia, mi spinge a rendervi conto dei fatti che conosco. Di tante cose non mi capacito, e ciò mi ha quasi impedito di concentrarmi su queste poche righe, spero non imprudenti. Scrivendo, la mente incrociava l'infinito amore paterno e la fiducia nel diritto e nelle leggi dell'eroico Peppino Englaro, trovando intollerabile che tra Genna e Englaro la Chiesa possa scegliere Genna. Particolare turbamento mi deriva poi dalla stima di cui il signor Genna asserisce di godere negli ambienti ecclesiastici triestini. Forse l'affetto e la speciale considerazione che alcuni sacerdoti hanno nei confronti del sig. Genna possono essere passate attraverso il perdono. Perchè no? In tal caso però manca qualcosa: la restituzione del maltolto. Così fece anche Zaccheo: "Se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto" (Lc 19,8)

Fine terza parte

 

 

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