Residence Gasperini PDF  | Stampa |  E-mail
Lunedì 09 Giugno 2014 18:39

 

Alla presenza di oltre 20.000 persone – centinaia di delegazioni provenienti da tutta Italia e l'intera popolazione muggesana – si è svolto ieri, sabato 6 Giugno 2314 – l'atto conclusivo del concorso nazionale “Il peggio dell'età del cemento”. Come è noto il concorso, che ha visto protagonisti gli studenti di tutt'Italia, è nato casualmente un anno addietro sullo spunto di un lavoro di ricerca intrapreso da una scuola media di Muggia. La ricerca intendeva ricostruire le ragioni locali che produssero più di 350 anni fa, tra il 1960 e il 2020, nel periodo storico conosciuto come “l'età del cemento”, la sparizione dei terreni

liberi. Alla ricerca, divenuta casualmente nota – vedremo come - hanno contribuito centinaia di altre scuole di tutto il territorio nazionale con analoghe ricerche  su quanto era avvenuto anche nei loro Comuni. Tutti i lavori di ricerca, arricchiti poi dal contribuito di intere comunità, storici e antropologi, sono confluiti in un unico grande studio che verrà dato alle stampe con la pubblicazione di più volumi. Con la cerimonia di ieri gli organizzatori hanno voluto premiare, attraverso gli studenti muggesani iniziatori della ricerca, tutti i partecipanti. L'evento ha avuto luogo in una località un tempo bellissima, sul pendio che porta da Monte San Floriano al mare di Punta Sottile . La scelta del luogo è stata spiegata da Manuele, il giovane studente muggesano prescelto come speaker ufficiale. “Abbiamo iniziato la nostra ricerca – ha detto Manuele – dopo un'uscita scolastica di un anno fa. Ci capitò di passare di qua e di domandare al nostro insegnante cosa fosse lo strano edificio che avevamo di fronte e perchè fosse noto come “residence Gasperini”. Il professore non lo sapeva e ci invitò a fare una ricerca. E così abbiamo fatto. L'edificio che avete di fronte – ha proseguito Manuele - ha esattamente 300 anni. E' uno dei quaranta, cinquanta o forse più (la ricerca non ci porta a dati sicuri) manufatti di questo tipo costruiti tra il 2003 e il 2018 in tutto il territorio di Muggia. Abbiamo accertato che l'idea di questi edifici fu di un amministratore dell'epoca, l'architetto Lorenzo Gasperini. Gasperini, divenuto amministratore comunale sul finire dell'età del cemento, il periodo in cui per molti costruire era sinonimo di sviluppo, dovette affrontare il problema (per lui) della scarsità di territorio edificabile rimasto. Per poter costruire sul poco rimasto - i terreni agricoli - ideò una norma, e quello che vedete qui è il frutto di quella norma. E' un “deposito agricolo”. Ha più di 60 mq ed è costruito in cemento armato: ha sfregiato questo luogo per più di 300 anni e, robusto com'è, durerà più della piramide di Cheope. Rovinerà questo luogo per millenni: per questo l'abbiamo scelto, in modo da ricordare a lungo cosa avvenne in quegli anni. Non ci ha guidato qui solo questo. C'è dell'altro.

L'eccezionale bellezza, almeno per Muggia, di questo pendio con il cielo e il mare a far da corona, sembra fosse tutelata anche in quel tempo lontano, con numerosi vincoli, i più potenti di allora. I documenti storici che abbiamo reperito ci dicono che il progetto, questo “deposito agricolo”, fu vagliato da numerosi uffici: l'Ufficio Urbanistica, l'Ufficio Paesaggio, la Commissione Locale per il Paesaggio, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Regione. Ben  4 pareri di diversi organismi affidati a 3 architetti, 2 ingegneri, 3 geometri, un perito, un geologo, un agronomo. Nessuno di loro espresse una qualche riserva. In presenza della “norma Gasperini” per quei tecnici questo era un deposito agricolo. Arrivati a questo punto della ricerca – ha aggiunto ancora Manuele – confessiamo che abbiamo dovuto chiedere aiuto. Non riuscivamo a capire come, con tante leggi e norme a tutela del paesaggio, fosse stato possibile approvare il progetto. La notorietà di questa piccola storia locale, che ha finito con il coinvolgere migliaia di studenti, è dovuta a questa richiesta di aiuto. La nostra ricerca è infatti confluita in un altro studio, un saggio di antropologia che ormai tutta l'Italia, o forse tutto il mondo conosce. In questo saggio sono stati studiati i comportamenti degli amministratori pubblici e dei tecnici dell'età del cemento. Nel saggio viene dimostrato, con il contributo determinante di quanto avvenne a Muggia, come il numero eccezionalmente alto di leggi, norme e regolamenti di cui doveva essere tenuto conto, avesse finito col superare le capacità intellettuali e mnemoniche dei “poveretti” che erano chiamati ad applicarle. Costoro furono per così dire “costretti”, per trovare un qualche spazio nei loro cervelli evidentemente inadeguati, a rinunciare a molto parte di quello che ingombrava le loro menti e non utile alla loro attività. Rinunciarono pertanto al Buon Senso (si calcola che occupi quasi il 75% del cervello delle persone normali), all'Etica e al senso della Vergogna . Con questa pulizia cerebrale furono in grado di amministrare e progettare, ovviamente contro il buon senso di cui si erano privati, privi di etica e senza provare vergogna. Nei tecnici dell'epoca che ricoprirono anche ruoli di amministratori (come Gasperini) si manifestò addirittura una sorta di effetto moltiplicatore, e l'opera di questi individui è generalmente ritenuta più devastante di quella di Attila. Il “deposito agricolo” di cui qui abbiamo un esempio, originato dalle mentalità distorte dell'età del cemento, è passato alla storia come “residence Gasperini” dal nome del suo ideatore.
Occorre infine spiegare un ulteriore e ultimo elemento, ovverossia l'eccezionale numero di depositi realizzati. Questo non fu conseguito da Gasperini. Nonostante la bramosia di cemento ai più non sembrava un grande investimento una simile costruzione. Fu il successore di Gasperini, Nerio Nesladek, a portare a compimento l'idea miserabile di Gasperini.  Nel 2009 Nesladek annunciò solennemente di voler difendere il territorio. Sembrò una svolta epocale, fu una falsità, questa si solenne.  Addirittura per 5 lunghi anni non successe nulla. La norma Gasperini sui depositi attrezzi avrebbe potuto essere cancellata in 5 minuti, passarono invece 1825 giorni.  Tutto il tempo per consentire alla pletora di architetti, geometri, ingegneri, periti, sensali, immobiliaristi di convincere ogni singolo proprietario di terreno agricolo , chi poteva costruire,  a farlo prima, non si sa mai, dei cambiamenti annunciati. Furono realizzati progetti di grandi superfici interrate ( la norma, guarda caso, non li conteggiava), si strizzò l'occhio all'idea di poter costruirvi attorno un'intera casa. Ad uno ad uno, prima lentamente poi con sempre maggior successo, tutti si presentarono in Comune per avere il loro “deposito”. Il finto annuncio di Nesladek aveva raggiunto il suo scopo, incentivare l'edificazione che, a parole, diceva di voler fermare. Per i 4 anni successivi all'annuncio di Nesladek i depositi agricoli rappresentarono la principale attività edificatoria del Comune . Oggi , a distanza di 300 anni, quegli inutili depositi sfregiano ancora il profilo di tutto il nostro territorio. Per questo il periodo 2003-2018 è ricordato dalla nostra comunità come il più buio della sua storia.

A conclusione di questo bell'incontro, che ha riunito tanti giovani in rappresentanza delle più diverse contrade italiane devastate nell'età del cemento , inauguriamo all'ingresso di questo edificio un cippo, su cui tutti gli studenti di Muggia hanno voluto che fosse scritto:                          

 

 

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