Il riordino regionale contro i cittadini e il lavoro locale PDF  | Stampa |  E-mail
Venerdì 08 Agosto 2014 21:48

 

Appunti sul Riordino del Sistema Regione – Autonomie Locali F.V.G.

Sotto attacco per privilegi, sprechi, sovrapposizioni e inefficenze, la classe politica ha lungamente tergiversato, rinviando ogni risposta minimamente adeguata ai problemi cui era chiamata a rispondere, contribuendo così a stringere ancor più il cappio che soffoca il Paese. Oggi, le risposte tanto attese da una platea di cittadini sempre più stremati e impauriti da una crisi senza fine, sembrano essere pronte. E si dovrebbe dire “finalmente!”. Però ,

e non è necessaria una analisi approfondita dei provvedimenti, è bene nutrire più di un dubbio su come sono state recepite e tradotte le sollecitazioni al cambiamento necessario e indilazionabile. Il riordino del sistema regione FVG attualmente in discussione ne è un esempio , perfettamente coerente alla riforma della Costituzione in corso di approvazione in Parlamento. La proposta avrebbe dovuto prendere le mosse dai diritti dei cittadini calpestati da una burocrazia inefficiente, autoreferenziale e irresponsabile, gestita da un quadro dirigente pletorico e con livelli di emolumenti ingiustificati dalle funzioni svolte, dai risultati conseguiti, e dal confronto con altre categorie di lavoratori nazionali e con pari grado europei . La proposta avrebbe dovuto altresì mettere mano ai privilegi dei politici. Di questo non c'è nulla. Partendo dalla crisi economica e dalla scarsità delle risorse, dai troppi livelli amministrativi, dai costi eccessivi nel funzionamento del sistema locale quali le spese per le classi politiche e per le società pubbliche e miste, si è distillata la cura : un taglio netto alla democrazia . Con la riforma degli Enti Locali del 2001 si sono previste indennità di carica degli amministratori locali molto elevate. Addirittura le “indennità di fine mandato”, una specie di liquidazione. Anzichè ridurre – per esempio a 1/3 - i 6.000 euro mensili di una Bassa Poropat (Presidente della Provincia di Trieste), che sono una follia e non solo per l'inutilità della signora (che comunque è stata votata ahimè dai cittadini), si è prevista l'eliminazione della funzione. E al posto del Presidente della Provincia ci sarà, oltre a un'Assemblea e a un Presidente (senza indennità, l'esca avvelenata)  un ennesimo Direttore , non eletto da nessuno. Un burocrate che, se tanto mi da tanto, viaggerà sui 200/250.000 euro anno . Costerà da solo più dell'intera Giunta provinciale. Spariranno le Provincie, le cui funzioni (e tutti i dipendenti ovviamente) saranno trasferite ai Comuni, alla Regione e alle nuove Unioni di Comuni.  Il potere di controllo, persino il contatto fisico con chi lo esercita in nostra vece, sarà sempre più precario. In fin dei conti, per tornare all'esempio precedente, la Bassa Poropat qualche volta la si può incontrare (ahimè).  Ma c'è qualcuno di voi che conosce i burocrati, per esempio i Dirigenti regionali ? Guadagnano fino a 250.000 euro all'anno , ma c'è qualcuno – parlo dei cittadini “semplici” - che li ha incontrati, che ci ha parlato?
Chi fa politica lo fa per spirito di servizio, o almeno dovrebbe. Si sarebbe poturo partire da lì, valorizzare lo spirito di servizio e rivedere le indennità. Assolutamente no. Invece di restituire la politica al servizio si è deciso di tagliare la politica. Con il risultato che i cittadini , anzi, il popolo sovrano, sarà sempre più lontano dal potere che dovrebbe detenere e che finirà con il controllare ancor meno.
Tempi sempre più duri poi – come se non lo fossero già abbastanza – per il lavoro locale. Le aggregazioni istituzionali previste, con il trasferimento di molte funzioni comunali alle Unioni di Comuni – ovviamente sempre in nome dell'efficienza e delle economie di scala - si tradurranno molto probabilmente in appalti di sempre maggior importo che faranno la felicità delle multiutility e dei grandi gruppi finanziari. Alle piccole imprese e agli artigiani locali resteranno le briciole dei subappalti. La crema – pur sempre i nostri soldi - finirà a banche e assicurazioni azioniste e in qualche paradiso fiscale.
Gli ASO (Ambiti Sovracomunali Ottimali), questo il nome delle Unioni di Comuni, saranno diciassette, e necessiteranno di nuove sedi le quali, conoscendo la storica sobrietà della Regione nella spesa per uffici, ci costeranno una quarantina di milioni. Non sembra proprio che la spesa pubblica diminuirà. Più povere invece saranno le Comunità locali , sia in termini di potere di controllo che di ricchezza economica.
Il riordino del sistema regione deve essere altro, una occasione per ridare impulso a tutto ciò che è “locale”. Uno strumento per evitare che il potere sia troppo concentrato affinchè non possa essere abusato. La spinta allo sviluppo di una coscienza collettiva di sovranità. Una leva per consentire al maggior numero di persone di poter discutere e partecipare alle decisioni sul maggior numero possibile di livelli e argomenti.
A proposito della partecipazione dei cittadini alle decisioni, si potrebbe persino pensare che parte dell'impianto di riordino proposto potrebbe essere salvato, se introdotto assieme a strumenti di democrazia diretta. In tutto il mondo la democrazia diretta sta avanzando . In Germania lo strumento del referendum è stato introdotto nella maggior parte dei Land e persino a livello comunale.
Un riordino che tagliasse emolumenti e indennità, che riducesse le sovrapposizioni e gli organici gonfiati, consegnando nelle mani dei cittadini lo strumento di controllo della democrazia diretta, potrebbe essere una novità positiva .
Il riordino proposto del duo Serracchiani Panontin và nella direzione opposta.

 

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