Cosa imparare dalle frane PDF  | Stampa |  E-mail
Venerdì 17 Ottobre 2014 08:12

Bisognerebbe saper trarre insegnamento dagli eventi. Se si guarda con questo spirito alla frana di Strada per Lazzaretto di questi gorni possiamo  dire alcune cose. La prima, una cosa nota che compare in tutti gli studi regionali, è che il territorio muggesano è a rischio dissesto idrogeologico. Oggi però questo rischio è molto, molto più serio di un tempo. Le ragioni son presto dette. A scatenare frane, allagamenti, esondazioni sono i fenomeni atmosferici , estremi e non, che hanno assunto una cadenza molto più serrata a causa dei cambiamenti climatici. Quindi la prima ragione di aumento di rischio è che le condizioni atmosferiche scatenanti i fenomeni sono sempre più frequenti. Ad aggravare gli effetti dei fenomeni atmosferici, e siamo alla seconda ragione, c'è sempre

l'opera dell'uomo.  A Muggia, come e più di altrove, non ci siamo negati nulla.  Pochi dati per capire . Nel 1960 due terzi  del nostro territorio - 10 kmq - era agricolo; avevamo 13.000 abitanti che occupavano 2700 edifici . Oggi siamo sempre in 13.000, il terreno agricolo si è ridotto del 90% e occupiamo 6500 edifici . A parità di abitanti cioè, abbiamo 3800 edifici in più e occupiamo il triplo del suolo.  La seconda ragione di aumento di rischio a Muggia (come a Genova e in ogni luogo sommerso dalle acque di torrenti che mai avevano tracimato) è proprio questa: abbiamo molto meno suolo libero capace di assorbire le precipitazioni. “L'edificazione  e l'urbanizzazione delle colline le hanno rese impermeabili;  la scomparsa dei muri a secco - che consentivano il deflusso delle acque meteoriche – sostituiti da muri perimetrali che irreggimentano e deviano l’acqua, hanno già messo in moto, ad ogni pioggia abbondante, effetti molto gravi. Non c’è strada (e spesso anche abitazione o pertinenza della stessa) ai piedi delle colline (da Punta Sottile  a Farnei) esente da fango e mota quando piove.” Questo scrivevamo molto prima di quest'ultimo tragico evento , nel corso delle consultazioni per il nuovo Piano Regolatore . L'insegnamento che bisognerebbe trarre è innanzitutto che dobbiamo fermare il consumo del territorio. Ogni metro quadrato di suolo non urbanizzato è una polizza assicurativa sul nostro futuro!  Non si tratta nemmeno più di salvaguardare il nostro paesaggio, che pure avrebbe dovuto esserci caro. Soprattutto per la nostra fascia collinare oggi, come risulta evidentissimo,  ci giochiamo la sicurezza.
Il nuovo Piano Regolatore non tiene minimamente conto, purtroppo, di queste considerazioni. L'assessore all'urbanistica Laura Marzi di fronte a questi argomenti ha sempre risposto “l'opzione zero consumo del territorio non ci appartiene”. Gli argomenti a supporto di questa impostazione sono stati, questi si, zero. E così il nuovo PRG continua a prevedere “città di espansione”, mega insediamenti turistici, con la fragile mascheratura di essere un po' meno mega delle previsioni precedenti. Che non significano nulla visto che il territorio non è una lavagna su cui è possibile ricominciare da capo ad ogni nuovo PRG: tutto ciò che si è fatto prima resta. Resta l'enorme numero di case sfitte, non occupate, invendute. Continuare la cementificazione non risponde all'interesse generale della nostra comunità perchè non c'è domanda abitativa inevasa ,se non quella sociale, la cui risposta non sta comunque nella nuova edificazione prevista. E’ ora di spezzare il legame turismo,uso del suolo, cemento alimentato per 30 anni. Quel turismo è morto nel mondo.  Per nostra fortuna qui non è mai nato. Quella colata di cemento è sempre rimasta solo sulla carta. Perché conservarla? Possiamo preservare il territorio senza fermare il turismo possibile. L'iter del nuovo Piano non è ancora ultimato. Dalle osservazioni al Piano, è questa la fase in cui siamo, speriamo possano scaturire , in analogia a quanto indicato nelle Direttive al Piano, conformemente alle richieste dei cittadini che hanno partecipato, gli importanti ripensamenti necessari al raggiungimento dell'obiettivo primario e irrinunciabile, di questo PRG : fermare il consumo del suolo. Comprendiamo che non è facile : fragilità di bilancio comunale, opzioni clientelari, l'egoismo proprietario coniugato con la retorica dello sviluppo. Ma la posta in gioco, come si è visto, è altissima.

 

 

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