Democrazia a metro variabile PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da jacopo rothenaisler   
Lunedì 14 Dicembre 2015 09:32

 

In democrazia gli amministratori governano con spirito di servizio, i cittadini controllano attraverso la partecipazione, gli organi di stampa informano. Nel sistema protofeudale in cui stiamo precipitando, il Signorotto comanda e fa le regole, i sudditi applaudono o, al più, tacciono, e gli araldi diffondono le mirabolanti imprese del Capo. E' in questo ambivalente contesto, poca democrazia e molto feudo, che si è svolta la “Giornata della Trasparenza” indetta dal nostro Comune. Del resoconto della riunione non c'è traccia né sulla stampa locale nè nei siti del Comune, nonostante la presenza dell'addetto stampa del Sindaco. Strano, o forse no, visto che si è parlato dei diritti dei cittadini, del “controllo sociale diffuso” previsto dalla legge sulla trasparenza delle P.A. , e si sa che nel feudo è meglio che i sudditi non conoscano i propri diritti. E così l'unica cosa trapelata della riunione è l'indignazione del Sindaco/Signorotto, il quale si è

sentito offeso (a dir poco) da quello che avremmo detto addirittura sulla sua famiglia. Noi in verità non ci occupiamo di fatti personali ma solo di atti pubblici, che sono lo strumento attraverso cui, sempre e solo in democrazia, si governano gli Enti. E' quello che abbiamo fatto anche quel giorno. Certo, abbiamo fortemente criticato i dirigenti (apicali) del comune di Muggia i quali, a parer nostro, sono sempre in gravissimo ritardo nell'applicazione delle norme sulla trasparenza, e non solo . Ma l'aspetto che più abbiamo sottolineato – origine della reazione del primo cittadino -è che in democrazia il controllo del cittadino non riguarda solo la legittimità degli atti con cui si amministra il bene comune, ma anche il sentire sociale proprio della comunità, quella che è l'etica o, se volete, la morale pubblica. Qui è entrata in gioco la nostra dura critica al Sindaco. Partendo dalla constatazione che nei nostri Comuni l'unico detentore di un reale potere autonomo è il primo cittadino, è lui che determina quella che possiamo definire l'altezza cui viene fissata l'asticella della sua etica e della sua morale. Come lo fa? Attraverso i suoi atti. In democrazia poi noi cittadini esercitiamo – o dovremmo esercitare – il controllo su quegli atti, quel “controllo sociale diffuso” prima ricordato . Nell'esercizio di questo potere abbiamo quindi affermato che il periodo Nesladek si caratterizza con due atti che metaforicamente racchiudono il suo mandato. Il primo all'inizio dei suoi lunghissimi dieci anni, il secondo quasi alla fine. Nel primo atto con una riorganizzazione del personale Nesladek aveva portato il numero dei dirigenti/apicali da 8 a 14, e del provvedimento avevano beneficiato due suoi parenti stretti. Nel secondo atto, l'assunzione di una neo laureata per uno stage trimestrale , aveva invece beneficiato sua figlia. A commento ci siamo permessi di dire che a noi piacerebbe vivere in un Paese dove queste cose non succedono, come è prassi negli Stati fondatori della Unione Europea dove mai sarebbero stati adottati atti simili, o perchè direttamente esclusi dalle leggi in vigore, o comunque impossibili per le regole tacitamente in uso, appunto per un fatto morale normale in democrazia. Atti del genere, che coinvolgono cioè gli aspetti di parentela del potente di turno, non si misurano solo con la legittimità o meno del provvedimento, perchè la questione in gioco diviene un'altra, quella – lo capiscono anche i bambini – della “imparzialità” della decisione. In democrazia l'imparzialità è uno dei requisiti fondamentali degli atti delle pubbliche amministrazioni . E non riveste nessuna importanza il fatto che i familiari del Sindaco “beneficiari” avessero comunque titolo per occupare le posizioni assegnate o prestassero, come la figlia, la loro opera gratuitamente. E' per noi del tutto evidente che questa critica non parte da ricerche su fatti personali e privati, ma da atti pubblici. Non abbiamo cercato nessun facile scandalo, non ne abbiamo scritto (l'assunzione della figlia è del Settembre 2014), ma pazientemente atteso il confronto sulla trasparenza che il Comune aveva l'obbligo di organizzare per muovere le nostre osservazioni. Ai lamenti del Sindaco rispondiamo che in realtà sono stati i suoi atti ad offendere la nostra comunità, lui ha coinvolto la sua famiglia e sua figlia. Un sindaco, espressione di un regime democratico, avrebbe dovuto incassare, e tacere. Il signorotto invece si sente offeso!

La disinvoltura con cui Nesladek cambia le carte in tavola si spiega, ahimè, con la storia e le malattie di una certa sinistra , quasi sempre ex comunista. Il linguaggio ( parlo io che lo so, tu non sai niente) , il politicamente corretto (tu non puoi parlare come vuoi), gli schemi (tu non puoi capire), la supponenza morale (noi parliamo alla parte migliore del paese), l'essere onesti (per definizione, mentre gli altri agiscono per chissà quali fini). Queste malattie portano con se una doppia morale o, come ci piace definire, una democrazia misurata a metro variabile, che giudica gli stessi fatti non per quello che sono e valgono ma a seconda di chi ne è protagonista. Gli esempi si sprecano, ma ne facciamo uno, anzi lo rifacciamo, perchè è la stessa domanda che abbiamo rivolto alla fine del nostro intervento al vice Sindaco Laura Marzi. “Cari amici di Nesladek, e se fosse stato il sottoscritto ad assumere in Comune la propria figlia, cosa avreste fatto?”

 

 

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