Il nostro territorio POLO ENERGETICO NAZIONALE. Ne vale la pena? PDF  | Stampa |  E-mail
Giovedì 06 Agosto 2009 21:59

Con la passione che contraddistingue l’uomo, il Sindaco Di Piazza ha di recente scritto, sulle pagine del quotidiano locale, l’ennesimo intervento a favore di Trieste polo energetico nazionale. Il suo non è stato, al solito, un invito al dibattito, perché si è premurato di definire la cornice del suo argomentare, che suona così “adesso vi spiego quale grande occasione per Trieste e la sua economia siano il rigassificatore e la connessa centrale termoelettrica Lucchini; chi dice cose diverse fa demagogia”. Sinceramente il vecchio “ o te magni sta minestra o te salti dalla finestra” era forse brutale ma almeno onesto, perché il destinatario sapeva di avere preclusa ogni possibilità di scelta. Oggi che, almeno teoricamente, le scelte sono nelle nostre mani, il nostro massimo rappresentante locale esclude che esistano alternative “non demagogiche”. Le cose però non stanno come le descrive il Sindaco di Trieste, che nel suo spot energetico non ne dice una vera. Egli infatti mente

parlando di sicurezza, quando paragona la collocazione dei rigassificatori di Barcellona e Tokio a quella prevista nel Vallone di Muggia in piena città; mente sull’investimento quando parla di 600 milioni di euro investiti da privati, perché, unico Paese al mondo, l’Italia garantisce e  finanzia i rigassificatori con i soldi delle nostre bollette, e quindi i soldi sono i nostri; mente sulle ricadute locali, quando trasforma una chiacchiera (la partecipazione Acegas Aps) e un auspicio (lo sconto sulle nostre bollette ) in qualcosa di sicuro nel mentre nessun documento ufficiale da conto di queste possibilità; ricatta i suoi concittadini, quando collega l’auspicata chiusura della Ferriera di Servola a quest’unica occasione. Ammettiamo pure, e Di Piazza lo merita, che queste forzature siano dettate non da una volontà di imbrogliare le carte, ma da una sincera preoccupazione legata al lavoro e all’occupazione: aspetti che, considerata l’attuale difficile contingenza economica, trovano l’attenzione di tutti. Ebbene, se accantoniamo per un attimo le pur enormi questioni di impatto ambientale e di sicurezza, per concentrarci sul mero aspetto economico locale, il rigassificatore e la centrale termoelettrica significano all’incirca 750 milioni di euro di investimento e 125 posti di lavoro a regime. Spostandoci  su terreni che più propriamente dovrebbero interessare un Sindaco, una gestione dei rifiuti fatta a Trieste secondo quanto previsto dalle leggi italiane e dalle direttive europee richiederebbe un investimento in ulteriori impianti pari a circa 1/10 – più o meno 80 milioni di Euro, e garantirebbe, per la raccolta delle 100.000 Ton annue di rifiuti prodotte a Trieste, a parametri attuali, circa  250 – 300 posti di lavoro, cioè il doppio dei posti di lavoro di quelli garantiti dal polo energetico. Per rigassificatore e centrale termoelettrica per ogni posto di lavoro sono necessari sei milioni di euro di investimento, per la raccolta differenziata 0,3 milioni di euro (1/20 del costo per addetto del polo energetico) . Ah, se anche il Sindaco di Trieste scoprisse la folle demagogia del separare e raccogliere i nostri rifiuti come si fa nel resto d’Europa  .  Magari dedicando meno tempo alla questione energetica nazionale, e più tempo (se possibile) alla città, si accorgerebbe   che, nonostante una tassa rifiuti che è la seconda più cara in Italia tra i capoluoghi di regione, il servizio offerto da Acegas Aps è lontanissimo dai parametri di R.D. previsti dalla normativa, siamo i peggiori di tutto il Nord Italia, con un dato ufficiale del 18% contro il minimo del 45% previsto per quest’anno e del 65% entro il 2012. E se il Sindaco – proprio lui- smettesse  di dire “a Trieste no se pol separar le scovaze, trope salite e discese”, sia perché la legge non lo contempla, sia perché altre città simili già lo fanno (una per tutte, la californiana San Francisco, quella dei tram, che fa l’80% di raccolta differenziata), magari avremmo un servizio a minor costo - e quindi un risparmio per i cittadini -, 250 nuovi posti di lavoro, la nostra sicurezza non sarebbe minacciata , ne gioverebbe l’ambiente e, dulcis in fundo, avremo rispettato le leggi. Ma questa è proprio demagogia.

 

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