Quando la Sanità diventa Azienda PDF Stampa E-mail
Scritto da jacopo rothenaisler   
Lunedì 15 Giugno 2020 19:05

Il Covid-19 ci ha mostrato le falle di una Sanità  impoverita, un Servizio divenuto Azienda sempre più alla mercè degli appetiti privati. Ecco un piccolo ma significativo episodio personale di quello che succede se a comandare è il denaro.
Ricevo la visita di una giovane coppia. Lei è raggiante. Mi mostra la prima foto della creatura che porta in grembo, il risultato dell'ecografia fatta nel pomeriggio all'Istituto Materno Infantile Burlo Garofolo. Accettano di cenare con me e mia moglie così abbiamo il tempo di parlare e di scoprire che una nuvola pesante ha offuscato la loro giornata. Ci raccontano che al Burlo, l'ospedale pubblico di cui i triestini sono molto orgogliosi,  laureato per molti anni come  “Amico delle Donne”, non tutto è andato come doveva. Quello che ci dicono non deve rimanere privato, ci riguarda tutti. Il fatto è il seguente. Lei, la mia amica,

che aspetta il primo bambino e deve fare la prima ecografia, non è sola quando arriva al Burlo ma con il suo compagno. Lui ha preso ferie per starle vicino ed assistere ad un momento unico della vita di una coppia. In accoglienza lui viene però avvisato che non potrà assistere all'esame per disposizioni sanitarie conseguenti al Covid-19. Pur se molto sorpreso e dispiaciuto accetta l'indicazione. Si siedono e aspettano. Nella lunga attesa - l'esame sarà eseguito più di 2 ore dopo l'orario fissato nell'appuntamento - ad un certo punto si rendono conto che nella stanza dell'esame alcuni entrano in coppia, entrano cioè sia le gestanti che i loro compagni o mariti che siano. Poichè al mio giovane amico l'ingresso era stato negato richiede spiegazioni. Gli viene risposto dall'infermiera in accoglienza che le signore che accedono all'esame assieme al compagno sono pazienti "a pagamento". Ad un accenno di protesta l'infermiera minaccia di chiamare la forza pubblica. Chiamata che è l'uomo stesso ora a volere ma che, ovviamente, l'infermiera non fa. Più tardi, più gentilmente, l'infermiera spiegherà di eseguire gli ordini della Direzione. Fine del fatto. Questo è quanto è accaduto e probabilmente continua ad accadere. Ed è semplicemente inaccettabile, una sorta di mostruosa degenerazione del Servizio Pubblico.  Oltre a indignare sorgono alcune ovvie domande. Come può avvenire che il denaro delle prestazioni a pagamento, magari dell'attività intra moenia dei medici, determini disposizioni sanitarie anti pandemia diverse da quelle adottate a chi non paga? Forse che il pagamento è un atto che esonera l'Istituto dalle sue responsabilità? Siamo forse di fronte a una diversa e pù condiscendente "umana" disponibilità nei confronti di alcuni pazienti?  Infine come può un Istituto Pubblico, e che Istituto, risolversi ad adottare simili discriminazioni? Prima, molto prima della evidente violazione dei criteri di Eguaglianza e Imparzialità  espressi nella  Carta dei Servizi del Burlo, è il buon senso a dirci che è stata scritta una brutta pagina.  Confido che la Direzione dell'Istituto Materno Infantile Burlo Garofolo voglia semplicemente chiedere scusa e immediatamente modificare simili procedure. Spero lo faccia. Personalmente rimango costernato.

 

Oggi, mercoledì 17/6, riceviamo dal Burlo la seguente precisazione che volentieri pubblichiamo:

NOTA PER L'ASSOCIAZIONE "IMPRONTA MUGGIA"

Spettabile Associazione,

con riferimento all'articolo intitolato "Quando la sanità diventa azienda"  comparso sul vostro sito a firma del signor Jacopo Rothenaisler il 15 giugno scorso, questo Istituto desidera precisare che le limitazioni di accesso all'Ospedale sono le stesse sia per l'attività istituzionale, sia per la Libera professione, in quanto finalizzate al contenimento della diffusione della Covid 19, nell'interesse degli operatori, ma soprattutto degli utenti.

Vi sono alcune deroghe a questo principio, per cui viene consentito l'accesso di un accompagnatore quando vi siano situazioni particolari (ad es. l'accesso per comunicazioni sull'esito di consulenze genetiche o di accertamenti per patologia fetale).

Se ve ne fosse bisogno, si comunica che in seguito agli accertamenti eseguiti, dopo segnalazione più circostanziata pervenuta all'Urp dell'Istituto a firma del signor Rothenaisler sullo stesso episodio, è stato possibile verificare che nella giornata indicata non sono state erogate prestazioni in Libera professione e che è stato concesso l'accesso ad accompagnatori in due circostanze rientranti nella fattispecie di cui sopra.

Siamo consapevoli del sacrificio chiesto ai futuri genitori e possiamo sicuramente affermare che alla prova dei fatti le pazienti e i futuri papà si sono dimostrati estremamente comprensivi e collaborativi. Spiace verificare che, proprio in questo momento in cui tutti siamo chiamati al massimo senso di responsabilità, si possano creare nell'utenza dubbi sulla equità e sulla trasparenza delle disposizioni in atto all'interno dell'Istituto.

Il Direttore Generale, Stefano Dorbolò

 

 

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