Cittadini di serie B Stampa
Giovedì 31 Dicembre 2009 09:36

La nostra associazione  assieme a Ambiente eèVita,Parrocchia e  Pallacanestro Interclub, si è fatta portatrice nei confronti del Comune di Muggia di una proposta di volontariato di raccolta differenziata porta a porta spinta. La proposta volevamo illustrarla nel convegno del 19 Dicembre 2009 purtroppo saltato per la neve.  Organizzeremo un nuovo incontro in Gennaio per parlarne diffusamente. Intanto, riflettendo su come si è snodato il confronto con il Comune di Muggia, cui abbiamo inviato la richiesta di incontro per illustrare il progetto nel Settembre scorso, vogliamo fare una considerazione di carattere generale sul rapporto tra cittadini, loro organizzazioni e lo Stato. Noi abbiamo messo in conto, volendoci occupare di raccolta differenziata dei rifiuti, di

dover scalare la montagna costituita da amministratori pubblici poco o nulla sensibili al tema , purtroppo non incalzati né dalla stampa né, conseguentemente, dall’opinione pubblica locale. Opinione pubblica forse vittima, è legittimo sospettarlo, di poca informazione. Quello che non avevamo messo in conto è il fatto che, di fronte ad una proposta di impegno sociale coerente allo spirito ed agli obiettivi della legge il Comune semplicemente non avesse nulla di proprio da dire (l’ultimo incontro è del 5 Novembre scorso), al di là di generiche formule di apprezzamento. Oltre la  mancanza di rispetto nei confronti di tanti cittadini, c’è dell'altro? Riguarda solo noi muggesani e i nostri amministratori o è un problema più generale? Noi pensiamo riguardi tutti, essendo il frutto della degenerazione del rapporto tra i cittadini e lo Stato. Ogni interlocutore pubblico (intendendo per pubblico sia l’apparato burocratico che la rappresentanza politica) è qualcosa di lontanissimo dal cittadino. La distanza della amministrazione pubblica dai cittadini si manifesta in innumerevoli modi e , avendo dovuto farci l’abitudine, quasi non ce ne accorgiamo più. Ma è, ahimè, almeno se guardiamo all’Europa, realtà tutta italiana. Ciò che altrove è servizio al cittadino portatore di diritti da noi spesso si trasforma in favore personale all’amico o cliente.  Non c’è statuto o regolamento pubblico che manchi di affermare quanto di meglio in fatto di efficienza, semplicità, partecipazione  e trasparenza ci si possa aspettare. Lo Statuto del Comune di Muggia infatti afferma (art.1) che “il Comune svolge le proprie funzioni anche attraverso l’attività  e la collaborazione dei cittadini e delle loro forme di aggregazione sociale. Favorisce la più ampia partecipazione della popolazione alle scelte amministrative”.. Ma fra il dire e il fare… Cemento di tutti i comportamenti degenerati è l’opacità e la reticenza nei confronti del cittadino. A pagare sono ovviamente, oltre ai cittadini,le persone coscienziose  e qualificate : non sono poche ma non sono i singoli a poter determinare la qualità del servizio pubblico. L’inefficienza della burocrazia colpisce i cittadini ma è, al tempo stesso, manna dal cielo per la classe politica. Provate a chieder conto di una promessa elettorale, di un impegno preso, di un disservizio: l’elenco  degli impedimenti non dipendenti dalla propria volontà è li, sempre pronto. E si chiude il cerchio : il cittadino si rassegna, smette di interloquire, e l’apparato pubblico (politici compresi), non connesso alla propria realtà e non controllato, lavora e interloquisce con l’unico interlocutore attivo: se stesso.  Uscirne è difficilissimo, ma non possiamo rassegnarci . E noi non ci rassegniamo. Ovviamente, in un simile contesto, ogni cosa, anche la più semplice o ovvia, diventa una gran fatica. Esiste sempre la possibilità di utilizzare i media (giornali, televisioni, internet) per supportare le proprie richieste inevase o per avere finalmente riscontro. E spesso questo sistema funziona: si veda il caso della ragazza nata a Belgrado, ma da 18 anni in Italia. Era a rischio espulsione, di dover tornare nel  Paese di nascita – ormai sconosciuto avendolo lasciato all’età di 6 anni – perché, pur avendone t.utti i requisiti e aver fatto la richiesta, la pratica per la cittadinanza italiana non si concretizzava. Diventato pubblica la cosa, la cittadinanza è arrivata, questa volta, in tempo. Ma chiediamoci: è normale che per veder soddisfatte le proprie esigenze di cittadino dall’interlocutore pubblico,  l’unica strada percorribile, se non si è “amici” o “clienti”, sia quella di rivolgersi ai media? Noi pensiamo di no, e ancora una volta non ci rassegniamo.  Però le cose intanto vanno così.
Da ultimo segnaliamo un ulteriore elemento, che riguarda il quotidiano locale , e che ha pesato in questa vicenda come in tante altre. Le modalità di costruzione della pagina della Provincia del Piccolo sono tali per cui da un lato ne approfittano più che largamente i nostri pubblici amministratori, dall’altro  la flebilissima voce di chi la pensa diversamente viene semplicemente tacitata.  Tutto ciò avviene perché la pagina della Provincia si costruisce con collaboratori esterni pagati ad articolo con compensi miserabili. Per arrivare a 1.000 euro al mese i collaboratori esterni del nostro quotidiano dovrebbero scrivere 100-200 articoli . Sono costretti ad arrabattarsi nelle maniere più diverse, talvolta con qualche collaborazione e piccoli incarichi - comunque meglio remunerati della miseria del Piccolo - con altri soggetti interessati alla pagina della Provincia, come p.es. proprio i Comuni. Subiscono così dominio e sfruttamento personale dal giornale per cui collaborano, e sono oggettivamente condizionabili ( meglio, ricattabili) da tutti quei soggetti cui devono prestare la loro opera per arrivare a fine mese. In queste condizioni non è pensabile che il prodotto finale, l’articolo, spesso scritto direttamente dai comuni interessati a dare una notizia , sia punto diverso dal materiale propagandistico elettorale. Un quotidiano peana ahimè lontano dalla realtà dei fatti. Non sembra un bell’esempio di indipendenza della stampa. Né un accettabile contributo alla formazione di una opinione pubblica degna di questo nome
E se il gruppo editoriale Repubblica-L’espresso si impegna, come sta facendo, a difendere e far rispettare i dettami dell'’art. 3 della Costituzione “tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge”, dovrebbe considerare altrettanto inviolabili altri diritti individuali sanciti in altre parti della Costituzione, come nell’art.36 “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro, e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa." Questa questione è anch'essa importantissima perché, vi renderete conto, le implicazioni e soprattutto le conseguenze di rapporti di lavoro così anomali sono molto gravi. Non è un problema di linea editoriale, sempre accettabile, ma da una parte di rispetto della dignità dei prestatori d’opera, dall’altra del rispetto del pluralismo di opinioni.